Capacità di lettura e acuità visiva: il punto di vista medico

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di Gianni Virgili

Dimensione del carattere e capacità di lettura

Un paio di occhiali e un foglio con caratteri di diverse dimensioni.La dimensione del carattere di stampa è un fattore che condiziona fortemente la capacità di lettura, sia in persone normovedenti che ipovedenti. La velocità di lettura, che si misura in parole lette in un minuto, è infatti sostanzialmente stabile per caratteri di stampa più grandi di una certo valore. Essa è caratteristica di ogni soggetto. La velocità di lettura dei normovedenti è compresa tra 150 e 200 parole al minuto. La velocità di lettura sarà di solito inferiore in soggetti ipovedenti, in misura proporzionale alla profondità del deficit visivo. Valori soddisfacenti sono quelli di almeno 80-100 parole al minuto.
Nelle persone normovedenti la dimensione critica della stampa, al di sotto della quale la lettura è lenta o impossibile, è molto piccola e cioè pari o inferiore a un carattere dell’elenco telefonico visto a 40 cm.
Nelle persone ipovedenti, la grandezza del carattere che corrisponde alla dimensione critica di stampa, ad una distanza standard, si sposta verso valori sempre più grandi in caso di maggiore severità del deficit visivo.

L’ipovisione cosiddetta lieve: dimensioni del problema 

Visita oculistica.È intuitivo che vantaggi in parte simili a quelli consentiti dagli ausili per ipovisione, che si basano in gran parte sul principio dell’ingrandimento del testo, verrebbero ottenuti semplicemente con una stampa più grande. Questo volume spiega come non sia sempre possibile ricorrere a ciò, soprattutto per compensare all’ipovisione grave che richiederebbe di utilizzare dimensioni molto grandi del carattere. Ma la distribuzione del livello di visione nella popolazione, come molti fenomeni naturali, vede una frequenza decrescente dei livelli più severi di deficit visivo. In altre parole, l’ipovisione severa coinvolge una quantità di persone molto inferiore a quella di coloro con capacità visiva ai limiti della cosiddetta norma o di poco subnormale.
Una valutazione effettuata dall’autore di questa sezione sulla base di studi epidemiologici pubblicati è disponibile all’indirizzo www.otticafisiopatologica.it nel numero di giugno 2004 della rivista Ottica Fisiopatologica.
Mentre la frequenza della cecità legale è di poco inferiore all’1% nella popolazione con almeno 55 anni, quasi il 3% ha un visus compreso tra 3/10 e 5/10. Si tratta di circa 500.000 persone in Italia.

Ipovisione lieve e lettura 

Una importante informazione per capire le dimensioni del problema è che non esiste un unico livello visivo che identifichi l’ipovisione. L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce ipovedente il soggetto con un visus nell’occhio migliore inferiore a 3/10 ma superiore a 1/20, livello che identifica la cecità legale. Tuttavia, la definizione di ipovisione è condizionata dal tipo di attività della vita quotidiana che il paziente svolge, piuttosto che da limiti dettati dalla legge. Chi è affetto da cecità legale può avere problemi di mobilità e orientamento, che sono modesti o assenti in soggetti con visus più elevato, ad eccezione della possibilità di guidare. La lettura, insieme al riconoscimento dei volti, è l’attività quotidiana correlata alla visione che richiede il livello più alto del visus per essere svolto normalmente. Studi effettuati indicano che il 90% delle persone che vedono meno di 5/10 ha una ridotta capacità di lettura di testi di dimensioni correnti. Un livello lieve di ipovisione non conferisce consistenti diritti legali, ma limita comunque in misura più o meno grave la lettura, una fondamentale attività della vita quotidiana.

L’ingrandimento del testo: quali benefici per la popolazione? 

La domanda a cui si tenterà ora di rispondere è: quante persone potrebbero leggere adottando un testo di dimensioni maggiori di quelle correnti? Si intende che la lettura deve essere possibile senza ausili o con la sola correzione della presbiopia, di cui anche i normovedenti hanno bisogno ad una certa età.
Qualche semplice calcolo effettuato nell’articolo sopra citato, di cui si riportano due tabelle, indica che il 75% dei soggetti che vedono meno di 5/10 riuscirebbe a leggere un testo a 40 centimetri se si adottasse un carattere di stampa di circa 20 punti, circa il doppio di un testo comune.
Per la cartellonistica letta ad 1 metro, il carattere necessario per ottenere un identico beneficio sarebbe di circa 50 punti.
Applicando questa percentuale alla popolazione italiana, si può stimare che 500.000 persone avrebbero una maggiore possibilità di leggere un qualsiasi testo senza ausili se venisse loro offerto con una dimensione di stampa più grande.
Sarebbe quindi utile considerare l’offerta di una alternativa con testo ingrandito per chi ne ha bisogno? La risposta è sì, e per molte persone. Ciò è soprattutto vero per quella ampia fascia di soggetti ipovedenti che non è legalmente cieca, i quali spesso non ricevono una ipercorrezione ottica per vicino che li aiuti a leggere meglio perché il loro deficit visivo non è considerato grave.